La tabella di corrispondenza
| Do re mi | Do | Re | Mi | Fa | Sol | La | Si |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Notazione anglosassone | C | D | E | F | G | A | B |
| Notazione tedesca | C | D | E | F | G | A | H |
Il trucco più semplice per ricordarla: A è La. Poi si avanza nell’alfabeto e nella scala insieme: A La, B Si, C Do, D Re, E Mi, F Fa, G Sol.
I chitarristi hanno un altro riferimento bell’e pronto: le sei corde a vuoto, dalla più grave alla più acuta, si scrivono E A D G B E, cioè Mi La Re Sol Si Mi.
Diesis e bemolli
Funzionano allo stesso modo nei due sistemi. Il diesis (♯, spesso scritto #) alza la nota di un semitono, il bemolle (♭, spesso scritto b) la abbassa di un semitono.
- Fa♯ si scrive F♯ o F#.
- Si♭ si scrive B♭ o Bb.
- Do♯ e Re♭ indicano lo stesso tasto del pianoforte, lo stesso tasto della chitarra. Si parla di note enarmoniche. Lo stesso vale per C# e Db.
Fra Mi e Fa, e fra Si e Do, c’è solo un semitono: nessuna nota in mezzo. Le dodici note dell’ottava sono quindi:
| Do re mi | Notazione anglosassone |
|---|---|
| Do | C |
| Do♯ / Re♭ | C♯ / D♭ |
| Re | D |
| Re♯ / Mi♭ | D♯ / E♭ |
| Mi | E |
| Fa | F |
| Fa♯ / Sol♭ | F♯ / G♭ |
| Sol | G |
| Sol♯ / La♭ | G♯ / A♭ |
| La | A |
| La♯ / Si♭ | A♯ / B♭ |
| Si | B |
Piccola trappola di lettura: in «Bb», la prima B è la nota Si, la seconda b è il bemolle. Bb è quindi Si♭, non una nota misteriosa.
Leggere i nomi degli accordi
Il nome di un accordo è la nota fondamentale seguita da un suffisso che ne indica il colore. Il suffisso non cambia da un sistema all’altro: basta tradurre la lettera.
| Notazione anglosassone | Do re mi | Si legge |
|---|---|---|
| C | Do | Do maggiore |
| Am | Lam | La minore |
| G7 | Sol7 | Sol settima |
| Cmaj7 | Do7+ o Domaj7 | Do settima maggiore |
| Dm7 | Rem7 | Re minore settima |
| F♯m | Fa♯m | Fa diesis minore |
| B♭ | Si♭ | Si bemolle maggiore |
| Bm7♭5 | Sim7♭5 | Si minore settima con quinta diminuita, o semidiminuito |
| Esus4 | Mi sus4 | Mi con quarta sospesa |
| C/E | Do/Mi | Do con il Mi al basso |
Una lettera da sola indica sempre un accordo maggiore: «G» è Sol maggiore. La «m» minuscola significa minore; alcuni spartiti jazz la scrivono con un trattino, C– per Do minore. E attenzione a non confondere la m (minore) con maj, M o il «7+» dei canzonieri italiani, che indicano la settima maggiore: Cm7 e Cmaj7 sono due accordi molto diversi.
Il caso della H tedesca
In Germania, in Austria e in buona parte dell’Europa centrale e del Nord, la nota Si si chiama H. E la lettera B lì indica… il Si♭. È la fonte di confusione più frequente quando si legge uno spartito tedesco: una «B» tedesca si suona un semitono sotto una «B» inglese.
I tedeschi indicano anche le alterazioni con dei suffissi: -is per il diesis, -es per il bemolle. Fis è Fa♯; Es è Mi♭; As è La♭. È grazie a questo sistema che Bach ha potuto firmare in musica con le quattro note B-A-C-H, cioè Si♭, La, Do, Si.
Nei giri di accordi delle canzoni, anche tedesche, domina di gran lunga la notazione anglosassone con B per Si. Ma se vedi una H, ora sai di cosa si tratta.
Perché due sistemi? Merito di un toscano
Le lettere sono le più antiche: le note si chiamavano già così nell’antichità e nell’alto Medioevo. Le sillabe le dobbiamo a un monaco toscano, Guido d’Arezzo, poco dopo l’anno Mille. Per aiutare i suoi cantori a ricordare le altezze usò un inno latino a san Giovanni, l’«Ut queant laxis», in cui ogni verso cominciava una nota più in alto, e tenne la prima sillaba di ogni verso: ut, re, mi, fa, sol, la. Il si arrivò più tardi, dalle iniziali di Sancte Iohannes. Nel Seicento l’ut diventò do, più facile da cantare: secondo la tradizione a proporlo fu un altro italiano, Giovanni Battista Doni. In Francia, invece, «ut» sopravvive ancora in qualche espressione.
Le due tradizioni si sono poi divise il mondo. I paesi latini (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, America Latina) usano do re mi. Il mondo anglofono e germanofono usa le lettere. E siccome quasi tutte le tablature e i giri di accordi online vengono da siti in inglese, la notazione anglosassone è diventata la norma per gli accordi, anche per tanti musicisti italiani. Molti canzonieri e siti italiani, però, scrivono ancora Do, Lam, Sol7: le due scritture convivono, ed è bene saperle leggere entrambe.
Do fisso e do mobile
Ultima finezza: in Italia «do» indica sempre la stessa nota. Nei paesi anglofoni, quando si canta in do re mi, spesso è in «do mobile»: il do è la tonica della tonalità del momento, qualunque sia. Un anglofono che canta «do re mi» in Sol maggiore sta in realtà cantando Sol, La, Si. Niente a che vedere, quindi, con i nomi delle note C D E, che invece sono fissi.
Scegliere la notazione
Le due si equivalgono: la scelta migliore è quella che leggi senza pensarci. Se impari soprattutto con giri di accordi trovati online, abituati alle lettere. Se hai studiato solfeggio, il do re mi ti verrà naturale.
In Fredon scegli la notazione nelle impostazioni, do re mi o C D E, e l’app chiama note e accordi in quel sistema. Comodo anche per allenarsi a passare dall’uno all’altro: cambia notazione e ritrova i tuoi accordi di sempre con l’altro nome.
Per continuare, la guida come leggere un diagramma degli accordi ti insegna a decifrare le diteggiature, e quella sulla tonalità di una canzone ti mostra quali accordi stanno bene insieme.